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Galeata e Savignano sul Rubicone: “Parchi e Aree Archeologiche: la Villa di Teodorico e il Parco Archeologico di San Giovanni in Compito

Ancora in tema di arte monumenti romagnoli: dalla Villa di Teodorico al Parco Archeologico di San Giovanni in Compito, da Galeata a Savignano sul Rubicone, partendo dall’entroterra della Romagna fino alla costa.

VILLA DI TEODORICO A GALEATA. Galeata, assieme alle frazioni di Pianetto e San Zeno, offrono ai visitatori un inconfondibile patrimonio di eccellenze storiche ed archeologiche.
Nelle vicinanze i resti dell’antica città di Mevaniola, municipio romano citato da Plinio nel I secolo d.C., di cui oggi sono visibili un settore delle terme e il teatro a pianta greco-ellestistica.
Fra il V e il VI secolo d.C., secondo la leggenda, Teoderico giunse nella valle del Bidente, presso Galeata (Galigate), per costruirsi un “palazzo di caccia”. Le recenti ricerche archeologiche condotte dal Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna hanno individuato una ricca residenza in località Saetta, con un articolato impianto termale privato, che potrebbe veramente essere una residenza del re degli Ostrogoti. Contemporaneamente alla costruzione della villa teodericiana, Ellero si ritirò nel colle sopra Galeata, fondandovi poi un centro monastico, destinato a divenire molto potente durante il Medioevo. Assai suggestiva, all’interno dell’edificio religioso, la cripta con il sarcofago del Santo, in cui si compie un antico rito salutare.
Nel Medioevo il territorio galeatese è caratterizzato dalla presenza di castelli (Pianetto, Torre di Poggio Galmino, Torre di Monte Erno a San Zeno), di insediamenti religiosi e di borghi.
Nel corso del XV secolo Galeata passa sotto l’influenza di Firenze, rimanendovi per vari secoli, tanto che è ancor oggi percepibile l’influenza toscana amalgamata a quella romagnola, nel dialetto, nelle tradizioni popolari e nella gastronomia. Questa impronta toscana è evidente poi negli edifici storici, come nella chiesa di S. Maria dei Miracoli a Pianetto.
A fianco della chiesa fu costruito nel corso del Cinquecento un convento affidato all’ordine francescano dei Padri Minori, oggi sede del Museo civico.
Il Museo, nato dalla passione e dall’amore per la terra natale di Mons. Domenico Mandrini, si pone come centro ideale di un territorio tutto da scoprire, ricco di chiese, vie silenziose, angoli nascosti.
I resti pre e protostorici di Galeata sono scarsi e frammentari. Tracce di frequentazione risalgono al periodo eneolitico (2400-1800 circa a.C) e consistono in una accettina di roccia vulcanica, una punta di freccia in selce, un'accetta di pietra verde levigata e alcuni martelli litici, ora conservati presso il Museo Mambrini a Galeata.
Durante l'età del ferro il territorio galeatese è interessato da quel movimento di genti italiche che si verifica in Romagna tra VI e IV sec., in particolare di Umbri. A quest'età risalgono due bronzetti-anch'essi conservati in Museo-stilisticamente attribuibili al gruppo etrusco-italico. Il primo consiste in una figurina femminile con alto "tutulus", di una tipologia assai diffusa in ambito etrusco, databile al V sec.a.C; l'altro rappresenta una statuetta di offerente (IV-III a.C.).
L'assoggettamento del territorio galeatese ai Romani avvenne dopo il 266 a.C. quando fu conquistata Sarsina, nell'attigua valle del Savio.
Tra il II e il I sec. a.C. gli abitanti ottennero la cittadinanza romana e furono quindi iscritti nel collegio elettorale della Tribù Stellatina.
Il territorio fu organizzato come Municipio e il processo di intensa urbanizzazione, comune a tutta l'Italia dopo la guerra sociale, portò alla fondazione di un centro cittadino con impianti e servizi razionali, destinato come capoluogo della vallata:nacque allora a sud-ovest di Galeata, presso Pianetto, la città di Mevaniola, che fu così denominata da immigranti venuti dal sud, certo dall'umbra Mevania(Mevaniola fu quindi la piccola Mevania) che recuperarono con ciò le antiche tradizioni locali delle origini umbre.
Plinio il Vecchio ricorda Mevaniola tra le città umbre, assegnata dal governo augusteo alla regione VI l'Umbria. Nel corso del V sec. d.c.la perdita dei mercati e l'insicurezza dei traffici portarono all'abbandono della cira e ad una diversa gravitazione urbana:nacque allora Galeata.

PARCO ARCHEOLOGICO DI SAN GIOVANNI IN COMPITO A SAVIGNANO SUL RUBICONE. Savignano sul Rubicone, già Savignano di Romagna, pare derivi la prima parte del toponimo dalla famiglia romana Sabiniana, mentre la seconda metà la si deve a Benito Mussolini, che pose fine nel 1933 alla controversia sul nome attribuendo a Savignano lo storico fiume.
Ancor oggi la diatriba sul toponimo è aperta. In epoca romana il fiume segnava il confine tra il territorio romano e la Gallia cisalpina.
Il primo nucleo abitativo della futura Savignano, il Compito (Compitum) ,sorse lungo quella che sarà la via Emilia ,all'incrocio con la via Regina che da Sarsina giungeva a Ravenna.
Nel 187 a.C. il console Emilio Lepido fece tracciare la via Emilia, mentre nel I° secolo a.C  venne eretto il ponte consolare sul Rubicone, che resistette per circa 2000 anni cedendo poi ai bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale.
Il decadimento dei centri urbani dovuto alle invasioni barbariche portò un cambiamento radicale nell'organizzazione territoriale: dalla pianura e lungo i fiumi, le popolazioni si spostarono sulle colline, determinando un abbandono dell'agricoltura.
Vaste zone della pianura romagnola, non più curate dai contadini, si impaludarono e la malaria cominciò ad imperversare.
Anche la vallata del basso Rubicone divenne palude e selva  e i futuri "savignanesi" si ritirarono sul monte Gaggio e sul colle di Castelvecchio, che sovrasta l'attuale centro di Savignano.
Su quest'ultimo colle fu costruito un castello in un'ottima posizione strategica (sovrastava la via Emilia e il ponte consolare sul Rubicone). Il villaggio doveva essere florido se nel 1085 era soggetto alla signoria di un certo Alberto Savignani, di nobile famiglia bolognese.
Durante il Medioevo , nel 1150, appare citato per la prima volta un "Castrum Savignani" che apparteneva agli arcivescovi di Ravenna; dopo la riconferma da parte dell'imperatore Ottone nel 1209, gli stessi arcivescovi concessero Savignano ai Malatesta di Rimini.
E' del 1359 la fondazione del primo nucleo della struttura urbana dell'attuale Savignano ad opera del cardinale Albornoz, incaricato dal Papa di ristabilire la sua autorità nell'Italia centrale creando un vero e proprio sistema di capisaldi strategici. Fu il cardinale a predisporre il trasferimento dei savignanesi da Castelvecchio verso la pianura, che allora era fittamente boscosa, inospitale e piena di ladri e assassini che assalivano i pellegrini diretti a Roma che percorrevano la via Emilia; da questo momento ebbe inizio l'opera di bonifica e dissodamento di queste terre da tempo dimenticate.
Durante il Medioevo Savignano resistette all'attacco delle signorie locali, i Polentani, gli Ordelaffi, i Manfredi, cedendo solo ad Angelo della Pergola, nel 1415, che guerreggiava per Filippo Maria Visconti.
Nel 1500 Savignano fu presa da Cesare Borgia, il "Valentino", che apportò migliorie alla cinta muraria difensiva.
In seguito Savignano passò dalla Repubblica di Venezia allo Stato della Chiesa. Nel 1521 il duca di Urbino , Francesco Maria della Rovere, alleatosi con gli Orsini, gli Este, i Gonzaga e i Baglioni di Perugia, strinse d'assedio Savignano con un poderoso esercito. La città cadde, fortunatamente senza essere distrutta; in seguito divenne feudo del conte Guido Rangoni di Modena, che la governò malamente, tanto che alla sua morte i savignanesi si ribellarono alla vedova ma furono sconfitti nel 1545 dalle truppe pontificie.
In questo periodo Savignano si presenta come una vera città fortificata: la cinta muraria fu realizzata dal 1558 al 1561 in base a nozioni di tecnica militare dell'epoca. Si ha infatti notizia di una compagnia di muratori venuti da lontano specializzati in ingegneria militare; storici dell'epoca ricordano che la cinta era munita di diverse torri vicine le une alle altre e pare  che il capomastro stesso, a costruzione avvenuta, volesse impossessarsi del castello.
Savignano rimase sotto lo Stato Pontificio fino al 1796, quando entrò a far parte della Repubblica Cisalpina.
Furono pochi i cambiamenti della cittadina durante la dominazione francese: Napoleone non mutò la situazione economica locale e le terre requisite agli ecclesiastici passarono non ai contadini ma ai proprietari terrieri.
Con la Restaurazione la Romagna tornò allo Stato Pontificio fino alla proclamazione del Regno d'Italia.
Si sta provvedendo aella ristrutturazione dell'ala della canonica adiacente la Chiesa di S. Giovanni in Compito a fini mussali, inserendosi come prosecuzione ed ampliamento del Museo Archeologico del Compito, nato attorno al 1930 ad opera del Sacerdote Don Giorgio Franchini, per raccogliere i reperti provenienti dall'area circostante, con l'intento di arginare la dispersione dei materiali perpetrata da secoli nella zona.
La pieve di San Giovanni è, fin dal Medioevo, il primo museo archeologico del Compito, poiché vede nella sua costruzione il reimpiego di materiali antichi, che altrimenti sarebbero andati perduti.
Dal 1998 il Museo promuove iniziative scientifiche e didattiche, realizzate dal Comune di Savignano sul Rubicone d'intesa con la Sovrintendenza per i beni archeologici dell'Emilia-Romagna e con la curia Vescovile di Rimini.
La raccolta è distribuita in tre sale e consta di reperti tutti di provenienza locale che ricoprono un arco cronologico ampio, dalla preistoria all'Alto Medioevo, con una significativa raccolta di frammenti architettonici e scultorei, come alcuni grossi rocchi di colonne scanalate, terrecotte figurate legate alla decorazione di importanti edifici di età repubblicana.
La documentazione più abbondante è quella di età romana, compresa fra il III sec. a.C. e il IV d.C.; i
reperti permettono di ricostruire la vita di un importante villaggio, che sorse lungo la via Emilia fra le due città di Cesena e Rimini quale stazione di posta per il cambio dei cavalli, luogo di ristoro per i viaggiatori, snodo stradale fra la via Emilia e le direttrici che collegavano la collina e la pianura e luogo religioso a conforto dei viandanti, come lasciano ipotizzare alcuni reperti riferibili ad un edificio pubblico di considerevoli dimensioni, probabilmente un tempio.
Da tali ipotesi, suffragate dal parere della sovrintendenza competente, è auspicabile l'ampliamento degli scavi per il ritrovamento di quanto ancora si suppone esista, per avere un quadro più completo della vita di quell’epoca.
Realizzazione dell'intervento di recupero e restauro dell'antico ponte medioevale sottostante l'attuale
Piazza del Torricino nel Comune di Savignano sul Rubicone:
Tale intervento è localizzato all'interno del perimetro storico della città di Savignano, a ridosso della via Emilia, nel punto in cui sorgeva l'antico mulino. Il luogo in oggetto denominato Piazza del Torricino, appartiene all'ambito storico del Castello, l'antica città edificata dall'Albornoz nel quattordicesimo secolo.

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